Ricerca e sviluppo in Italia, solo l’1,1% del Pil

L’Unione europea raccomanda di triplicare gli sforzi. Il record agli Usa, seguiti da Cina, Giappone e Germania
La spesa per la ricerca e lo sviluppo (R&S) rimane molto bassa nel nostro paese: era all’1,13% del Pil nel 2002 ed è rimasta sostanzialmente invariata nel 2004 e nel 2005 (1,1% secondo i dati Istat). Cifre non proprio confortanti, se si pensa che l’Unione europea consiglia un 3% tra spesa pubblica ed investimenti privati.
Le analisi più aggiornate dell’Ocse quantificano in 3.198 milioni di dollari gli sforzi economici di ministeri, enti pubblici e amministrazioni locali per la ricerca, poco meno del Regno Unito (3.308), ma ben distanti dai più alti standard internazionali: 38.128 per gli Stati uniti, 21.577 per la Cina, 11.199 per il Giappone. In Europa conducono Germania e Francia, rispettivamente a 8.062 e 6.626 milioni di dollari di spesa pubblica.
In totale, per l’Italia, si tratta dello 0,2% del Pil nazionale, così distribuito a seconda dei grandi obiettivi socio-economici: il 23% va allo sviluppo economico, il 20% all’ambiente e alla salute, il 39% alle università, il 10,1% alla ricerca civile e il 7,7% a quella spaziale.
Scorporando i dati per tipologia di ricerca, si vede che ben il 52% delle risorse sono destinate alla R&S applicata, il 40% a quello di base, mentre solo l’8% viene distribuito alle attività di sviluppo sperimentale. Le imprese italiane, che pur hanno incrementato la spesa per R&S del 7,7% nel 2005, ancora sono lontane dal fornire il loro apporto nel migliore dei modi, tenuto conto anche che la loro incidenza negli investimenti supera la metà del totale.

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